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STORIA DI ROSARIA FERITA DUE VOLTE

di Salvo Palazzolo, da La Repubblica del 20 Febbraio 2020

PALERMO- “È come essere finita dentro un incubo – sussurra – Sono devastata, ho attacchi di panico. L’arresto di mio fratello per mafia mi ha disorientata, colpita, ferita. Per me, ieri lui è morto”. Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, l’agente ucciso con il giudice Falcone, non ha dormito stanotte, ha preso delle gocce; ha letto e riletto sul cellulare, neanche lei sa più quante volte, gli articoli che parlano del fratello Giuseppe. “È un incubo”, ripete. Perché all’improvviso la Palermo da cui 28 anni fa era scappata con un bambino di quattro mesi è tornata prepotente nella casa dove si è rifatta una vita, in Liguria. L’incubo di una città piena di mafiosi – “l’incubo di quei giorni” lo chiama – è adesso l’incubo di oggi. Il mafioso l’a­veva in famiglia. “Caino, ‘traditore, maledetto, debosciato”, non ha più parole Rosaria per sfogarsi. Perché in cuor suo sa che la mafia ha voluto colpirla ancora arruolando il fratello.

E lo dice chiaramente: “Le parole che pronunciai quel giorno al funerale di Vito e dei suoi compagni furono un colpo per la mafia. E loro hanno voluto farmela pagare, con un colpo al cuore. Ma la mafia non mi fermerà, io continuerò la mia battaglia”. Ed ecco che fra le lacrime e il dolore riaffiorano le parole che in quei giorni terribili diventarono un simbolo: “Io vi perdono, ma voi dovete inginocchiarvi”. Adesso, Rosaria rivolge queste parole al fratello. Parole che diventano subito virali sul web. “Devi raccontare tutto quello che sai ai magistrati – è il suo appello – devi collaborare, devi fermare i piani della mafia che vuole riorganizzarsi. E il solo modo che hai per salvarti”. Ma Giuseppe non parla davanti al giudice che lo interroga, Giuseppe obbedisce anche questa volta all’ordine di scuderia: tutti e sei gli arrestati si avvalgono della facoltà di non rispondere. L’unica parola, che suona come un messaggio, la dice il capomafia Gaetano Scotto, l’uomo di mille misteri del passato fra mafia e ambienti deviati dei servizi segreti. “Sono nullatenente, ho il reddito di cittadinanza”, dichiara a verbale con aria sicura. L’ennesima beffa di un mafioso che non si rassegna: il vecchio padrino sospettato di gestire un tesoro nascosto era pagato dallo Stato, nonostante nel 2016 fosse stato scarcerato con il timbro di essere un trafficante di droga e un ricco imprenditore che aveva costruito parecchi edifici a Palermo.

“Quanto dolore”, dice ancora Rosaria Costa. Palermo è ripiombata davvero in modo violento nella vita di questa donna. Sono tornati i ricordi dell’Arenella, il quartiere dov’è cresciuta, da dove il suo Vito l’aveva portata via promettendogli una vita bella e felice, l’Arenella ormai dimenticata. E, invece, adesso, è in ogni parola, in ogni pensiero, in ogni sito Internet, in ogni telegiornale. “Mi sento assediata”, dice.
E con la mente è di nuovo a Palermo, perché adesso c’è una preoccupazione soprattutto, la madre novantenne. Bisogna nasconderle notizie e telegiornali. “Sarebbe un colpo terribile per lei sapere che le hanno arrestato il figlio – confida Rosaria a un amico – non posso permetterlo”. E domani cosa accadrà? Ci sta pensando a cosa fare.

Giovanni Falcone ai funerali del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia, Palermo, 1982

Forse, tornare a Palermo. Forse, lanciare un appello alle donne della mafia per rompere la cappa che soffoca ancora l’Arenella. “Per adesso sto male, gli attacchi di panico continuano, sono dovuta anche andare in ospedale – racconta – ci vuole tempo”. In cuor suo confidava che il fratello accogliesse l’appello a parlare con i magistrati. “Speravo che non fosse morto per davvero”. E, invece, adesso, Giuseppe ha scelto la cosca e non la sorella. Una scelta che aveva fatto tanto tempo fa, dicono le intercettazioni della Dia e qualche pentito. Una scelta fatta subito dopo l’appello di Rosaria al funerale del marito. Ecco perché gli avevano dato l’incarico più delicato, di tenere la cassa e assistere le famiglie dei detenuti.

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  • Autore: Letizia Battaglia
  • Formato: Hardcover
  • Pagine: 360
  • Data di pubblicazione: Marzo 2016
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  • Autore: Letizia Battaglia
  • Formato: Hardcover
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