Interviste Drago

INTERVISTA CON PAOLO CENCIARELLI

Di Anya Baglioni

Roma mostra la sua metà volutamente celata nel libro Vangelo MMXVIII ad opera di Paolo Cenciarelli. L’obiettivo del fotografo denuda i pochi veli rimasti di una città restia nel presentare i suoi figli ribelli.
La prospettiva del fotografo romano, classe ’84, mostra la Roma nascosta che si popola di creature notturne, schive, tatuate, che si muovono su skate o moto veloci. I soggetti all’interno di Vangelo MMXVIII si fanno immortalare fieri nei loro atti moralmente ambigui; brutali nel porsi, a tratti sgradevoli, ma che trasmettono una libertà che nessun monito avrebbe potuto incatenare: loro – nonostante le peripezie – sono ancora liberi.
Vangelo MMXVIII è un diario che tra 1998 e il 2015 narra le vicende di ragazzi selvaggi, che rifiutano una società che non li rappresenta, che si dilettano a leggerezze fuggendo da un’ostentazione di perbenismo che li nausea. Non c’è niente di esplicitato: le sole immagini rendono chiaro un movimento urbano che si oppone ai valori di una cultura imposta nella quale loro non si riconoscono.
Paolo Cenciarelli, ritrovato ad avanzare con “gli ultimi”, scopre in quella sua realtà una voce visiva per poter tramandare una quotidianità a lui familiare.
Le fotografie di Vangelo MMXVIII aprono una finestra in bianco e nero sulla nascita dell’underground romano; le parole di Paolo Cenciarelli le contestualizzano approfondendo la percezione dietro la lente.

skatepark cinecittà rome Vangelo MMXVIII Paolo Cenciarelli

Come ti sei avvicinato alla scena underground romana?

Sono nato in una famiglia di intellettuali, una famiglia di “primi”. Ho quindi sentito già dalla prima adolescenza il forte e quasi naturale e inverso bisogno di soddisfare la mia attrazione per il mondo degli “ultimi”. Le prime sigarette, i muretti, i motorini, le notti a tredici anni nei parchi più bui per il solo gusto di esserci. Sono cresciuto come un bravo outsider, attratto da provocazioni e provocatori. Negli ultimi anni di liceo ho messo i piedi sullo skate e “skateare mi ha cambiato la vita”.

Ricordi qual è stato il primo impulso che ti ha portato a fare il primo scatto?
No, non lo ricordo con precisione, ma ricordo come ci sono arrivato. Mio nonno aveva delle macchine fotografiche a casa, per me erano dei giocattoli, ho imparato a tenerle in mano come oggetto. Verso la fine del liceo iniziai invece a usare quegli oggetti per la loro funzione e mi resi conto che era fico. Ero “il pischello con la macchina fotografica”: facevo le foto e questo metteva curiosità. Da quel momento ho iniziato a capire che la fotografia era la mia chiave per aprire le porte di posti, persone e di situazioni. Ne ho aperte molte, vado avanti e busso sempre nella maniera migliore.

La maggior parte delle immagini immortalate risultano particolarmente crude. Qual è stato il primo impatto con quella realtà di cui ti sei ritrovato testimone e quale pensi sia la più probabile reazione di un pubblico davanti a una crudezza tanto esplicita?
Per me non sono immagini crude, io ero là. Respiro l’aria di quei momenti quando edito le immagini, sento i rumori e so come molte storie vanno a finire: non tutte bene. Io ero e sono parte delle realtà che fotografo. Se non ne fai parte e vuoi testimoniare devi essere bravo nell’avvicinarti, altrimenti sarai solo uno sfruttatore; io, noi e le mie immagini non siamo “esotici”, siamo veri, siamo sempre qui, tutti i giorni. Il pubblico deve lasciarsi accompagnare, la mia chiave (la fotografia) ha aperto la porta anche al pubblico: godetevi lo spettacolo, ma non giudicate. Camminate con me, con noi.

Negli anni il tuo approccio alla fotografia è rimasto il medesimo o è cambiato nel tempo?
Più volte ho riflettuto sul come andare avanti. La mia passione è il mio lavoro e questo innesca spesso sensazioni contrastanti quali gioia o frustrazione. Mi sono spesso venduto, ho corrotto me e il mio linguaggio, come tutti d’altronde. Non me ne vergogno, non ho mai smesso di combattere per continuare ad appropriarmi di me stesso. Io cambio e cambia il mio modo di parlare, ma la mia lingua e le mie espressioni rimangono tali: ho solo bisogno di essere vero per andare avanti.

Com’è mutata la scena underground dal periodo che hai riportato in Vangelo ad oggi?
Qualcuno è ancora qui, alcuni in carcere, altri non ci sono più, altri ancora in altre città; la mia/nostra scena è cambiata, molte persone sono cambiate, alcune si sono lasciate comprare da clienti che reputavano giusti, altri hanno fatto splendidi compromessi, altri ballano una musica che non esiste più. Altri ancora hanno invece reso possibile il naturale percorso evolutivo dell’underground di oggi. E “l’oggi” è molto divertente, tutto funziona in un modo sempre nuovo; l’underground continua a ricevere ospiti e cacciare coglioni: sono solo ospiti e coglioni nuovi.

C’è stato un pezzo rap al quale ti sei particolarmente affezionato e – se sì – quale e perché?
Più di uno, con alcuna roba sono cresciuto, con altra ancora vado avanti.

Noyz Narcos Vangelo MMXVIII Paolo Cenciarelli

Hai sempre pensato che saresti diventato fotografo o il tuo desiderio da bambino era diverso rispetto a ciò che saresti stato da grande?
Da bambino volevo fare l’operaio, ero affascinato dalle mani grandi e da come parlavano, oltre che da tutte ‘ste macchine. In camera mia poi i disegni, poi quelli più grandi per strada, poi la macchina fotografica: durante i primi anni di università ho capito che non stavo solo giocando, volevo essere un fotografo.
Della tua raccolta fotografica, c’è un’immagine che hai scattato alla quale sei particolarmente legato?
Prima l’arresto, un momento concitato, una brutta sorpresa. Poi il carcere e gli arresti domiciliari. Anni. Il mio migliore amico, lui, lontano; io con lui in posti stretti fatti di muri. Finalmente dopo tempo siamo usciti, in strada, bicchiere in mano, motociclette, risate forti e musica; fu una bella serata e tornammo verso casa sua. Sergio aprì la porta dell’ascensore, entrò ed io entrai dietro di lui; spinse il pulsante, porte chiuse, poggiò la testa sulla parete e chiuse gli occhi; in alto sopra la sua testa la scritta ACAB fatta brunendo il soffitto dell’ascensore con la fiamma dell’accendino, io feci il mio, una foto.

Sergio Vangelo MMXVIII Paolo Cenciarelli

Qual è l’elemento che preferisci di Roma e quello che invece trovi più intollerabile?
È l’insieme del bello e dell’orribile che fa di Roma la città che è: la bellezza è anche fatta di difetti. Roma è bella, ancora. Lei lo sa e lo so io. Se piange ha gli occhi belli e se sorride brilla. Abbraccia tutti, ma morde.

Da un reportage così decadente come credi si sia evoluta e si possa evolvere Roma?
Roma non ha mai smesso di evolversi. Roma la si può sempre trovare. Roma è Caput Mundi. Annidati in spazi piccoli, ma agli occhi di tutti, i ragazzi fanno accadere le cose. Altri ancora ne fanno accadere altre.

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VANGELO MMXVIII

  • Autore: Paolo Cenciarelli
  • Formato: Softcover
  • Pagine: 224
  • Data di pubblicazione: 2019
  • Lingua: Italiano
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