Interviste Drago

INTERVISTA CON GIACOMO GUIDI

di Luisa Grigoletto

Ciao Giacomo, raccontaci come nasce l’idea di Contemporary Cluster.
Cluster nasce dall’esigenza di parlare in modo unitario del contemporaneo. Un pensiero, qualsiasi esso sia, deve essere coniugato nella sua complessità; la settorialità fine a se stessa ha provocato solo danni, inaridendo e facendo collassare i settori a livello creativo e quindi anche finanziario. Per esempio, la crisi delle gallerie canoniche è evidente a tutti – ormai è un modo antiquato e culturalmente vecchio. Ogni avanguardia era composta da elementi vari che si raccoglievano sotto ad un unico concetto, gli artisti sperimentavano con coerenza la loro ricerca, ma invadevano anche altri settori tramite specialisti degli altri settori.

CC è lontana da quello che molti tendono ad associare alla definizione tradizionale di galleria d’arte. Che cosa significa il concetto di cluster applicato al campo artistico per te?
Francamente dei molti non mi interessa, anche perché il pensiero medio non mi appartiene, in quanto quello che progetto e produco non è per i molti, anzi…e sono felice del livello di ricerca che stiamo producendo, con sempre più presenza di personaggi internazionali di riferimento. Capisco anche che sia duro da ammettere che le gallerie ed il sistema nella sua tipicità siano ormai vetusti ed anacronistici, sempre per i molti! CLUSTER lavora nell’arte producendo progetti dove l’artista dialoga, confronta, e sperimenta progetti che partono dalla sua tipicità, ma che esondano in altri settori: spostare attitudini e riformulare il proprio pensiero tramite il dialogo visivo e progettuale.

Ormai CC festeggia il suo primo anniversario nella sede di via dei Barbieri 7: facciamo un bilancio.
I bilanci si fanno sempre alla fine, ma posso dirti che siamo contenti, in quanto per me la prima stagione è stata un grande warm-up; la prossima vedrete un altro livello a 360 gradi, i progetti sono molto più complessi ed internazionali ed i temi in sviluppo sono realmente contemporanei ed internazionali.

Sulla scia delle nuove tendenze internazionali, CC coniuga l’arte nel senso più istituzionale con l’idea di concept store. Come pensi che la città di Roma abbia accolto questa sperimentazione?
Il tempo è solo dalla nostra parte. Ovviamente ciò che proponiamo non è mai stato fatto in questa città, ma lo sviluppo e l’”adesione” sono in forte crescita, la qualità si sta raccogliendo all’interno del nostro spazio, questo è un motivo di grande soddisfazione. L’idea di concept store non mi appartiene in quanto tutto ciò che trovi all’interno di cluster ha un motivo ed una ragione, gli spazi non si affittano nè altro, sei dentro solo se sei nel mio pensiero, che diventa progetto.

Qual è stato l’evento di cui vai più fiero in questo primo anno?
OLIVIER DE SAGAZAN è stato un evento di una forza incredibile.

Quali sono i modelli internazionali a cui ti ispiri?
Le teorie delle grandi avanguardie storiche da De Stijl a Fluxus, dal futurismo al DADA.

Come è iniziata la collaborazione con Drago?
Io e Paulo in sintesi stavamo già facendo lo stesso lavoro, ma da ZONE diverse diciamo cosi; è bastato un incontro per definire il sodalizio che si basa sulla grande volontà di far tornare ROMA dove merita. Sottovalutiamo ogni santo giorno quanto questa città potrebbe tornare ad essere meta della grande cultura internazionale, e questo faremo.

Contemporary Cluster ha diverse anime. Qual è il tuo approccio curatoriale nella scelta degli artisti e dei progetti che troviamo dislocati nei vari piani di Palazzo Cavallerini Lazzaroni?

Io parto da un’idea che diventa un capitolo, un concetto; poi identifico tutti i personaggi che lo potrebbero caratterizzare o, meglio, raccontare simultaneamente, come se avessi un dado con 12 facce – stesso nucleo ma con con spin diversi.

Da sabato 6 ottobre, CC ospita Fangophilia di Taro Hanabusa, un progetto piuttosto sui generis nel panorama artistico contemporaneo. Come si inserisce nella declinazione della mutazione che CC ha esplorato con le ultime mostre?
Taro è in primis lui una grande mutazione, parliamo di un affermato chirurgo che ha mollato tutto per fare gioielli ad innesto, pertanto chi meglio di lui, essendo mutazione e provocandola tramite i suoi oggetti al pubblico, poteva rappresentare questo concetto? Inoltre parliamo di un artista che è adorato da grandi star internazionali, come MARILYN MANSON e LADY GAGA, giusto per dirne due.

Quali sono i prossimi appuntamenti a CC e quali artisti presenterete?
Con grande soddisfazione il 20 ottobre celebriamo il BAUHAUS ed il suo centenario. Il progetto si chiama CLUB BAUHAUS, con 9 artisti coinvolti che tramite la loro ricerca sono portatori sani di quella teoria e tradizione: Marco Casentini, Brad Howe, Carlo Bernardini per il settore arte; Mario Caruana per la moda; ARTIVA per il graphic design; Sergio Picciaredda e Stefano Barattini per la fotografia. Inoltre collaborazioni con grandi company come MASCHIO // CAFETWIN.

Galleria

Contemporary Cluster | Via dei Barbieri, 7, 00186 Roma

Evento

Fangophilia | Dal 6 al 20 Ottobre 2018

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