Interviste Drago

INTERVISTA CON GEL E 1ZUCKERO

by Anya Baglioni

Vangelo MMXVIII narra la Roma di un periodo florido, in cui molte cose erano già successe in ambito musicale e molte si stavano sviluppando. Tra queste, il Truceklan ha segnato quell’epoca e Paolo Cenciarelli l’ha documentato, nelle sue trasformazioni e nel suo volto selvaggio. Gel che ha fatto parte di quel movimento, benché ora si senta – come ha dichiarato – “molto distante”, descrive il suo Vangelo, ovvero la visione personale del periodo dal ‘98 al 2015, che “è il periodo in cui si è passati dal giocare a fare le cose più seriamente, per alcuni ancor di più – vedi Noyz. Il ’98 è il vero periodo writer per me, nel 2001 abbiamo fatto il primo EP Truceboys e nel 2003 Sangue, quindi in quel periodo sono passato da writer a fare sul serio musicalmente”. Gel, che oggi è mutato in Geloso, si descrive mentre dipingeva contemporaneamente all’aspetto creativo legato al rap.
Ero ossessionato dalla musica, volevo portare in alto il mio nome e quello del gruppo – soprattutto il mio nome. Per me non è stato un periodo tutto rose e fiori, ma sono state proprio quelle spine che mi hanno permesso di diventare l’uomo che sono oggi”.
Un punto su cui Gel ribatte: “l’uomo che sono oggi”. Roma è stata la palestra che l’ha preparato alle botte, che l’ha prostrato, ma allo stesso tempo istruito a difendersi, a sapere come gestire ciò che lo circondava e se stesso.

E soprattutto dal 2006 al 2011 racconta Gel “sono stati anni intensi che comunque mi hanno permesso di diventare l’uomo che sono oggi”.

Per quanto riguarda il rapporto tra Paolo Cenciarelli e Gel, quest’ultimo lo considera “un professionista”. Per un periodo, durante la fase dell’album Io Non Sono Buonol’ho un po’ odiato, perché per cercarlo sembrava che stessi cercando il Papa, poi capivo che aveva tanti impegni sia per il lavoro, sia perché insegnava. Ha fatto le foto di quell’album. Per quanto riguarda quelle del periodo Truce – lì, sotto al Lungotevere – ho ricordi un po’ monocolore, come tutti quelli di quel periodo”.

Guardando le foto sotto al Tevere, Gel racconta che Paolo Cenciarelli ha immortalato “un colore che definiva un passaggio: io venivo dal discorso Sony, che mi ha dato tanto, ma che mi ha fatto scontrare con delle dinamiche alle quali non ero pronto; anche quelle sono servite a diventare l’uomo che sono oggi. Periodo vivo”.

E osservando la Roma di oggi e facendo un confronto con quella in bianco e nero frutto dell’obiettivo di Cenciarelli, Gel ne conviene che “sia cambiata. Adesso, rimedi 2000 euro e hai il video in ‘Tendenze’; se ti dice bene entri anche in classifica – quello con un po’ più di soldi. C’è stata un’evoluzione in quello, come i writer: all’epoca facevamo – nella preistoria – i tappetti con l’accendino, con l’ago della siringa quella dell’olio dei pattini e mo ci sono miliardi di tappini, pennarelloni… Ci sta tutto. Adesso, i ragazzi si trovano tutto già fatto. Noi ci siamo ritrovati il ‘tutto già fatto’ grazie a gruppi come Colle Der Fomento o i Cor Veleno, mentre ora i ragazzi puntano molto di più all’immagine, alle views, alle classifiche iTunes o Spotify”. Riprende l’ultima considerazione e ci si sofferma più approfonditamente, commentando che “tutti gli artisti in realtà ci puntano: chi non lo dice, lo fa solo per trasmettere l’immagine di quello al quale non interessa”. I pro e i contro però permangono ed è necessario ammettere che la scena si “è evoluta e per alcuni è più facile sapendo registrare, fare i beat… Più o meno tutti sanno fare tutto, ma dall’altro lato è diventato più difficile perché c’è molta più competizione”.

Se le rughe della capitale Gel le conosce bene e le sa riconoscere, avendole viste accentuarsi, il futuro è più opaco e “non so come cambierà. Non sono uno che dice ‘si stava meglio quando si stava peggio’ e tutte queste stronzate qua… Quindi, il mutamento che ci sarà, sarà sempre di un livello più alto anche grazie/a causa dell’interesse che c’è intorno a questa musica. Dico ‘a causa’, perché porta le persone a puntare subito al risultato piuttosto che alla qualità. Ovviamente, è una dinamica umana che anche io ho avuto e che ho”.

Un altro protagonista del Truceklan e insieme di Vangelo MMXVIII di Paolo Cenciarelli è 1Zuckero, che riflettendo su quel periodo ricorda che “io e gli amici miei facevamo musica. Volevamo differenziarci un po’ da quello che era stato il rap fino ad allora – che poi era la musica che avevamo sempre ascoltato”. Un movimento, quello dell’Hip Hop, che viene assorbito e rielaborato per avvicinarlo al background culturale in cui quel crew si muoveva. La differenza non era solo rispetto a ciò che girava di cassetta in cassetta, di palco in palco tra le città italiane, ma anche guardando ad un Oltreoceano, padre di quella cultura che doveva acquisire una sfaccettatura consona ad un’identità diversa, simile e lontana da quella del ghetto. Con la loro musica volevano coinvolgere “una fetta più ampia e differenziata di pubblico”.

1Zuckero ha conosciuto Paolo Cenciarelli per l’uscita Fiji De Na Lupa. Avevano bisogno di un fotografo per il disco; fu Paolo e 1Zuckero se lo figura di nuovo, come se stesse guardando un film: in quell’occasione “ha faticato una cifra per le foto” e aggiunge, “non sono capace a farmele fare”.

La foto di 1Zuckero risale a “dieci anni fa – se non di più. Stavamo a casa di Louchano per le foto del disco, appunto” e ricordando quel tempo, la riflessione sul cambiamento è d’obbligo, della musica, in primis.
Il rap è cambiato di tendenza musicale, ma soprattutto il bacino del pubblico si è ampliato e differenziato: è successo quello che volevamo”. Il lato negativo dell’evoluzione musicale riguarda chi invece “approccia adesso, ignorando tutti i passaggi scorsi e – fortunatamente – si distacca da realtà politiche. Fa un po’ paura che magari il ragazzetto del quartiere invece di avere Gigi D’Alessio come colonna sonora, ha uno che dice un sacco di brutalità e cerca di imitarlo”.
Ma alla fine conclude, “Niente di grave”.

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