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AMIR ISSAA IUS POLITICA.

Di Danielle Marie Hurren

Il fatto è che una canzone rap è una grande forma di sensibilizzazione sociale che raggiunge tutti gli strati sociali. E rendere udibile la discordanza sociale attraverso brani come “Ius Music”, è l’intero scopo del lavoro artistico di Amir Issaa, uno dei principali rapper e artisti Hip Hop che lavorano oggi sulla scena musicale italiana.

Il ragazzo di Torpignattara, nato dal matrimonio di due diverse culture, padre egiziano e madre italiana. Una situazione che lo pone in uno stato nomade e giuridico precario in Italia.

“Ius Music” è una canzone che colpisce il cuore di un dibattito sul diritto alla cittadinanza dei nati sul suolo italiano. Direttamente dal suolo o dal sangue.

Lo “Ius Soli” è un diritto fondiario, il diritto alla cittadinanza basato sulla nascita in quel suolo. “Ius Sanguinis”, sono invece i diritti del sangue.

Secondo le leggi vigenti, ai cittadini italiani nati con origini non italiane viene detto che il loro sangue nega loro il diritto a un rapporto di domicilio con le strade italiane che attraversano quotidianamente. Con la priorità del “sangue ancestrale”, i bambini nati nel paese da genitori non italiani crescono e raggiungono l’età adulta in uno stato di nomadismo legale.

Si crea così una cultura in cui le persone si trovano a “desiderare” il diritto di appartenere pienamente alla propria terra d’origine. I figli dei genitori che sono emigrati nel Paese devono attendere fino a quando non hanno diciotto anni prima di poter iniziare il processo legale e tentare di ottenere la cittadinanza nel paese di nascita. E non c’è garanzia.

Amir Issaa tagga un muro all’evento di presentazione del libro “Crash Kid: A Hip Hop Legacy”, a Roma

Una situazione del genere ha portato al verificarsi, all’inizio di quest’anno, di un fatto molto curioso: un atleta italiano di quattordici anni ha stabilito il record per il salto con l’asta. Un risultato che, a causa del suo status di cittadino non legale, non può essere considerato un record italiano.

E questo accade in un paese che è uno stato nazionale dell’UE, un paese dell’ovest libero e democratico, un attore politico in un mondo in cui sono costruiti i principi fondamentali degli Stati Uniti e in parte costituito da questa nozione di “Ius Soli”.

E con le ultime grandi ondate di proteste volte a innescare un cambiamento legale per evitare che i diritti fondamentali di “Ius Soli” in Italia si svolgano nel 2017, non manca il desiderio di cambiamento. Dopotutto, è una politica che lascia grandi fasce della popolazione italiana in uno status sociale rinnegato. Una situazione di cui Issaa ha reso la sua missione personale, sia come artista che come oratore sociale, per combattere.

Proteste per chiedere la riforma del diritto di cittadinanza, 28 Febbraio 2017, di Fronte al Pantheon a Roma. Foto di Filippo Monteforte

Issaa capisce bene che l’Hip Hop è una forma d’arte che da tempo sta dando voce alle figure ai margini. Eppure, almeno con metà dei suoi genitori di origine italiana, Amir è stato uno dei “relativamente fortunati” ed è stato in grado di ottenere la cittadinanza italiana nel paese dove è nato. Tuttavia, questa capacità di ottenere il proprio diritto alla cittadinanza non ha fatto altro che alimentare ulteriormente il suo desiderio e la sua lotta per aiutare i suoi coetanei a ottenere lo stesso e non ha mai distinto tra il suo lavoro come rapper e il suo lavoro come relatore e docente nelle università in America.

Come afferma in “Ius Music”, “diventi uno straniero nella tua nazione, stessa lingua, stessa rabbia, stesso cibo, siamo nella stessa merda”.

Amir Issaa durante una lezione

Essenzialmente ciò che Issaa riesce a raggiungere con la sua forma d’arte, la musica rap, è di evidenziare lo status espropriato dei suoi fratelli e sorelle. Il rap stesso è una forma d’arte ossessionata dall’appropriazione dei diritti, dalla rivalsa e dal dare voce alle minoranze fino a quel momento ignorate. La voce di un riscatto sociale.

In fondo la preoccupazione di Amir per i diritti dei suoi fratelli e sorelle sul suolo italiano è una forma di riscatto. Dà voce a tutti coloro che sono nati in uno stato giuridico in incognito, per il quale il rap e l’hip-hop spesso funzionano come un dispositivo di riferimento. Un modo per i bambini di radicarsi in una cultura del rap e dell’Hip Hop in una società che li rende eterei in termini di diritti e status legali.

Amir Issaa davanti al complesso di appartamenti nel quartiere Morris Height nel Bronx, New York, luogo di nascita dell’ Hip Hop

De facto è un termine legale che significa mantenere “una posizione specifica in realtà, ma non necessariamente per diritto legale”. E il fatto è che il rap è un genere de facto. Una forma musicale di espressione di coloro che rimangono privati ​​del diritto e messi da parte dal centro principale della società italiana. Ed è anche un dato di fatto che l’attuale situazione legale, così com’è oggi, rende tutti i nati da genitori non italiani, cittadini de facto e persone de facto. Coloro che avrebbero diritti in teoria, ma non nella pratica e certamente non nella realtà legale.

Trasformare questo status giuridico de facto in qualcosa di autentico e reale e che consentirà a tutti i nati sul suolo italiano di lasciarsi alle spalle questa realtà attuale di una vita di status giuridico alieno, è sia la lotta di Amir che il dovere artistico che lui ha deciso di prendere in carico.

Amir Issaa con una copia di “Crash Kid: A Hip Hop Legacy” all’evento di presentazione del libro, Roma

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